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lunedì 12 settembre 2022

Sei anni in un secondo.

Per capire cosa ho provato la prima volta che ho messo piede in Francia, bisogna fare un salto indietro nel tempo.

Sono nata e cresciuta in Sardegna, fin da piccola ho sempre visto aerei e navi partire verso altri orizzonti e mi chiedevo ininterrottamente cosa ci fosse dall’altra parte.

Alle scuole elementari avevo un quaderno con in copertina Minnie davanti alla Tour Eiffel e sognavo di andare a Disneyland Paris, da accanita lettrice dei fumetti di Topolino.

Alle scuole medie ho scoperto la lingua francese, grazie ad una professoressa che amava il suo lavoro e ci raccontava di quel paese lontano e di quella lingua esotica.
Alle medie, ma sopratutto al liceo, ho avuto degli amici di penna che mi raccontavano delle loro vite in quell’altro paese, così diverse da noi preadolescenti sardi. (Tra l’altro, con uno di loro ho anche preso un caffé appena arrivata in Francia, é stato molto bello.)
A 13 anni passavo i sabato sera a leggere il dizionario di francese e poi, al liceo , ho scoperto la letteratura e il mio amore per il poeta Rimbaud.
La Francia, però rimaneva un sogno.
Per scherzare dicevo:”Un giorno aprirò una sala da tè in Provenza, in un campo di lavanda, e avrò un marito francese che farà i salumi per lavoro.”
E intanto, continuavo con la mia vita in Sardegna, fino al momento in cui mi sono detta:”Sai che c’é? Non ho niente da perdere, tolgo il sogno dal cassetto e vado a Parigi.”

Quasi su un colpo di testa, in un mesetto avevo già preso contatto e impegno con una famiglia francese della periferia parigina.

A partire dal 9 settembre 2016, per un intero anno scolastico avrei fatto la ragazza alla pari. L’autunno porta cambiamenti, nuovi inizi e io iniziavo una nuova vita.
Non é stata l’esperienza più facile del mondo: i genitori non erano quasi mai a casa e i figli soffrivano della situazione, non solo mi occupavo dei bambini ma anche della casa, poi se vogliamo mettere anche lo shock culturale, il comunicare h24 in una lingua che, ovviamente, nel quotidiano non é quella che si impara a scuola, la differenza di temperatura con la calda estate cagliaritana, la mancanza di privacy che mi faceva sognare di domeniche in pigiama passate a guardare serie tv.

E poi, la lontananza dalla famiglia, dagli amici, le chiamate in roaming a pagamento. Insomma, all’inizio sembrava proprio di stare sulle montagne russe.

Ma ero contenta di stare a Parigi, fin da subito mi sono sentita a casa.
Mentre passeggiavo nei viali, o accanto alla Senna, avevo una sensazione di dejà-vu. Il primo posto che ho visitato, prima ancora dell’iconica Tour Eiffel, é stata la piazza di Saint Sulpice e la rue Férou, dove nel 1871 Rimbaud lesse per la prima volta il poema “Le bateau ivre”, e qualche anno fa ne é stato fatto un murales.
Inutile dire che mi sono commossa.

L’anno é passato tra alti e bassi e la mia decisione di restare era già presa da molto tempo.

Avendo sempre voluto lavorare nella pasticceria, ma non avendo mai avuto l’occasione di farlo in Italia, iniziai a inviare curriculum un po’ dappertutto , specialmente nei negozi di dolci.
Quasi subito sono stata chiamata in un negozio di cookies e due mesi dopo, alla fine del mio periodo di prova, ho avuto la promozione a responsabile di laboratorio. Ogni mattina, alle 6, iniziavo a produrre impasti per fare kg di impasto per cookies, muffins e brownie. Non male come primo lavoro.
Nuovo giro, nuova corsa. Dopo neanche un anno avevo un nuovo lavoro e avevo trovato una bella camera in un appartamento in condivisione con altre 5 ragazze, nella periferia sud-est.

La mia vita scorreva tra uscite con gli amici e ore interminabili a lavoro.

A metà dicembre 2017 ho lasciato l’appartamento condiviso, mi sono avvicinata a lavoro (anche troppo visto che ero proprio nel palazzo accanto) e ho preso in affitto un monolocale tipico parigino di 12 metri quadri con doccia e bagno nel pianerottolo, ma a 10 minuti dalla Tour Eiffel!

Il primo natale da sola é stato abbastanza difficile: lontana da tutti, allora per sentire un po’ meno i giorni di festa mi sono regalata tre giorni relax tra shopping, teatro e piccola gita a Etretat in Normandia (vedere il mare dopo più di un anno, anche se diverso dal Mediterraneo é stato molto emozionante.)

E pian piano il tempo é passato, quasi in un batter d’occhio.

Questi anni non sono stati tutti rose e fiori, assolutamente.

La lontananza dalla famiglia e dai genitori che invecchiano, la solitudine, la difficoltà di essere soli in una grande metropoli, il costo della vita, l’individualismo delle persone, le diverse abitudini.
Io però preferisco concentrarmi sulle cose belle e quindi vi dico che non ho mai cambiato idea, mai rimpianto la scelta di essermi trasferita, trovare esperienze più adeguate alla mia persona: i concerti, la vastissima offerta culturale, i week-end in Europa e in altre regioni francesi, i 30 anni festeggiati a Disneyland, la scoperta di cucine internazionali, persone dalle più disparate origini con vissuti ed esperienze diverse dalle mie.
E qualche mese fa, quando con una mia amica, siamo andate al karaoke e cantavamo “Dernière danse” dei Kyo, ho fatto un occhiolino a quella ragazzina sarda che vent’anni fa cercava di tradurre le canzoni che la sua corrispondente francese le consigliava.

In seguito ho lasciato il monolocale e adesso vivo in un appartamento nella periferia nord-ovest di Parigi, con il mio compagno francese.

A lavoro, come dappertutto, ci sono stati alti e bassi.
L’azienda é stata venduta poco prima della pandemia, e a maggio 2020 abbiamo ripreso con un nuovo capo, un nuovo funzionamento, nuove responsabilità.
A settembre 2021 alcune voci di corridoio dicevano che dopo qualche mese ci saremmo trasferiti in un locale molto più grande in un quartiere malfamato e tra questa notizia, un nuovo responsabile frustrato che si metteva in competizione con me e la voglia di fare qualcosa di nuovo, ho preso la palla al balzo e ho deciso di mollarli.

Sono sempre stata una grande amante del té, negli ultimi mesi del 2021 ho seguito delle formazioni, e ho deciso di orientare la mia carriera su questo campo.

Intanto, dopo 6 anni dal mio arrivo, nuovo giro nuova corsa.
Pronta per nuove avventure.




domenica 11 settembre 2022

Una domenica a Parigi

È una domenica di inizio settembre, a Parigi, città che generalmente è grigia e fredda.

Oggi, però, il sole ha deciso di far un regalo e scaldare, facendo un dispetto alle nuvole e al fresco dei giorni scorsi.
Gli alberi sui bordi della Senna non si lasciano ingannare e iniziano a colorarsi di giallo e d'arancione, scandendo il tempo che passa e ricordando a tutti che l'autunno è alle porte.
Anche il cielo, pian piano, si sforza per scacciare via il sole facendo comparire qualche nuvola qua e là, ma lui imperterrito si aggrappa e resta, forse divertito da tutte le persone che ne fanno il pieno e godono dei suoi ultimi raggi, prima che vada a nascondersi per qualche mese, lasciandoci tutti smorti e pallidi.

L'atmosfera tutt'intorno è oziosa.

Le persone camminano lentamente, credendo forse di essere ancora in vacanza, senza pensare al fatto che domani mattina saranno sulle metro, nervosi, con i visi grigi e pallidi.

Ci sono gli sportivi che corrono o vanno in bicicletta, i corpi sudati che riflettono al sole, paladini del benessere e della forma fisica che guardano in malo modo chiunque si azzardi a comprare una crêpe o un gelato.

Ci sono quelli che, invece, al chioschetto ci vanno giusto per potersi sedere sulle sdraio e immaginare di essere davanti al mare blu, freddo e profondo della Bretagna, mangiando lentamente una crêpe dal gusto vagamente caramellizzato.

Ci sono gli altri che seguendo la moda vanno a fare l'aperitivo o a mangiare sulle peniches.
Gli odori di vinaigrette, patate fritte e carne arrosto si espandono nell'aria, dando l'impressione di trovarsi in un ristorante a cielo aperto.

Ci sono le famiglie che passeggiano; due o tre bambini al seguito che giocando con il monopattino o la bicicletta, si sentono autorizzati a schiacchiare i piedi dei passanti, solo perché i genitori non si curano di loro.
Questi, infatti, li vedi con un'espressione tranquilla, rilassati, godendosi i rari momenti insieme prima di essere sommersi per i prossimi giorni da pappe-compiti-ufficio-scuola.

Ci sono i gruppi di amici che si installano per ore sotto i rari alberi che ci sono e con una copertina, cibo, tante bottiglie di vino e chiacchiere trasformano in divertente una serata che altrimenti sarebbe stata solitaria.

Ci sono i lettori, li riconosci subito perchè in genere lasciano molto spazio tra loro e gli altri, i piedi a penzoloni sul blu della Senna, persi dentro le pagine dei loro libri, incuranti di quello che succede intorno a loro.

C'é una famiglia composta da madre, padre e un figlio.
Lei di pelle olivastra e sorridente, lui con un cappello e il ragazzino sicuramente sui tredici o quattordici anni.
Il padre e il figlio si intendono bene, scherzano, si tirano colpi affettuosi e ad un tratto la madre dice:"Smettila Vincent! Poi dici che il ragazzo é manesco, non fai altro che colpirlo! Smettila!"
I due incuranti, continuano a camminare sorridendo e poi, d'un tratto, il figlio dà una pacca affettuosa sulle spalle del padre.

Ci sono le coppie, varie in realtà.
Quelli che sono insieme da poco si riconoscono dalle loro espressioni: i visi imbarazzati, gli sguardi lanciati di soppiatto, la curiosità e la sorpresa di conoscersi e la paura di fare un passo falso per non rischiare di apparire meno interessante agli occhi dell'altro; poi gli altri, quelli che stanno insieme da più tempo, li vedi seduti per terra, bevendo vino dai loro calici e tenendosi dolcemente le mani pensando "Sono contento di condividere la meraviglia di questo paesaggio con te."

Pian piano il tempo scorre, ora tira un leggero venticello e il cielo è grigio.

La Senna ha smesso di brillare ed é diventata scura, torbida.

Guardo le foglie gialle che vengono spinte via dalle piccole onde, forse lontano, chi lo sa, o forse vicino, sicuramente mostrando a tutti quelli che si aggrappano al ricordo di un'estate che sta finendo, il tempo che passa.


Ed eccoci qui!

Ho sempre amato scrivere.

Mi ricordo che a dieci anni, o forse un po' prima, riempivo interi quaderni di storie e sognavo di diventare una scrittrice.
Ero anche un'assidua frequantatrice della biblioteca comunale e in quel periodo, uno dei miei libri preferiti era "Manuale del giovane scrittore creativo" di Bianca Pitzorno.
Passavo ore ed ore a mettere in pratica gli esercizi, catturare idee, scrivere e ancora scrivere.
Immaginavo la mia vita da adulta, da adulta scrittrice, che girava il mondo per presentare i suoi libri.

Ovviamente non è successo, anche se considero sempre la scrittura un'attività rilassante. 

Ho avuto l'idea di aprire un blog sei anni fa, proprio quando ho deciso di cambiare vita e trasferirmi all'estero.
Mi sarebbe piaciuto condividere la nuova quotidianità, condividere usi e costumi diversi, sentirmi meno sola in quel cambiamento enorme, ma tra una cosa e l'altra non l'ho mai messo in pratica.

Da un po' di tempo pensavo di ricominciare a scrivere e qualche mese fa, mentre parlavo con un'amica, l'idea di scrivere un blog è tornata più prorompente che mai e quindi eccoci qui.

Eccomi qui a scrivere sul mio computer delle Parole in libertà, con l'unico intento quello di tornare a mettere in pratica una passione che è stata accantonata per troppo tempo, farne una sorta di diario personale, e perché no, farvi compagnia e accendere la vostra curiosità.

Sedetevi comodi, prendete una tazza di té e buona lettura!