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domenica 11 settembre 2022

Una domenica a Parigi

È una domenica di inizio settembre, a Parigi, città che generalmente è grigia e fredda.

Oggi, però, il sole ha deciso di far un regalo e scaldare, facendo un dispetto alle nuvole e al fresco dei giorni scorsi.
Gli alberi sui bordi della Senna non si lasciano ingannare e iniziano a colorarsi di giallo e d'arancione, scandendo il tempo che passa e ricordando a tutti che l'autunno è alle porte.
Anche il cielo, pian piano, si sforza per scacciare via il sole facendo comparire qualche nuvola qua e là, ma lui imperterrito si aggrappa e resta, forse divertito da tutte le persone che ne fanno il pieno e godono dei suoi ultimi raggi, prima che vada a nascondersi per qualche mese, lasciandoci tutti smorti e pallidi.

L'atmosfera tutt'intorno è oziosa.

Le persone camminano lentamente, credendo forse di essere ancora in vacanza, senza pensare al fatto che domani mattina saranno sulle metro, nervosi, con i visi grigi e pallidi.

Ci sono gli sportivi che corrono o vanno in bicicletta, i corpi sudati che riflettono al sole, paladini del benessere e della forma fisica che guardano in malo modo chiunque si azzardi a comprare una crêpe o un gelato.

Ci sono quelli che, invece, al chioschetto ci vanno giusto per potersi sedere sulle sdraio e immaginare di essere davanti al mare blu, freddo e profondo della Bretagna, mangiando lentamente una crêpe dal gusto vagamente caramellizzato.

Ci sono gli altri che seguendo la moda vanno a fare l'aperitivo o a mangiare sulle peniches.
Gli odori di vinaigrette, patate fritte e carne arrosto si espandono nell'aria, dando l'impressione di trovarsi in un ristorante a cielo aperto.

Ci sono le famiglie che passeggiano; due o tre bambini al seguito che giocando con il monopattino o la bicicletta, si sentono autorizzati a schiacchiare i piedi dei passanti, solo perché i genitori non si curano di loro.
Questi, infatti, li vedi con un'espressione tranquilla, rilassati, godendosi i rari momenti insieme prima di essere sommersi per i prossimi giorni da pappe-compiti-ufficio-scuola.

Ci sono i gruppi di amici che si installano per ore sotto i rari alberi che ci sono e con una copertina, cibo, tante bottiglie di vino e chiacchiere trasformano in divertente una serata che altrimenti sarebbe stata solitaria.

Ci sono i lettori, li riconosci subito perchè in genere lasciano molto spazio tra loro e gli altri, i piedi a penzoloni sul blu della Senna, persi dentro le pagine dei loro libri, incuranti di quello che succede intorno a loro.

C'é una famiglia composta da madre, padre e un figlio.
Lei di pelle olivastra e sorridente, lui con un cappello e il ragazzino sicuramente sui tredici o quattordici anni.
Il padre e il figlio si intendono bene, scherzano, si tirano colpi affettuosi e ad un tratto la madre dice:"Smettila Vincent! Poi dici che il ragazzo é manesco, non fai altro che colpirlo! Smettila!"
I due incuranti, continuano a camminare sorridendo e poi, d'un tratto, il figlio dà una pacca affettuosa sulle spalle del padre.

Ci sono le coppie, varie in realtà.
Quelli che sono insieme da poco si riconoscono dalle loro espressioni: i visi imbarazzati, gli sguardi lanciati di soppiatto, la curiosità e la sorpresa di conoscersi e la paura di fare un passo falso per non rischiare di apparire meno interessante agli occhi dell'altro; poi gli altri, quelli che stanno insieme da più tempo, li vedi seduti per terra, bevendo vino dai loro calici e tenendosi dolcemente le mani pensando "Sono contento di condividere la meraviglia di questo paesaggio con te."

Pian piano il tempo scorre, ora tira un leggero venticello e il cielo è grigio.

La Senna ha smesso di brillare ed é diventata scura, torbida.

Guardo le foglie gialle che vengono spinte via dalle piccole onde, forse lontano, chi lo sa, o forse vicino, sicuramente mostrando a tutti quelli che si aggrappano al ricordo di un'estate che sta finendo, il tempo che passa.



Ho scritto questo testo dopo una delle mie passeggiate quotidiane sul bordo Senna, nella Rive Gauche di Parigi.
Ero talmente impregnata di quell'atmosfera che ho deciso di mettere su carta le mie sensazioni.
Sono andata a cercare il testo per pubblicarlo e noto, guarda caso, che l'avevo scritto il 9 settembre 2018, esattamente quattro anni fa, il giorno del mio secondo anniversario qui in Francia.
L'ho riportato fedelmente.

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