È una domenica di inizio settembre, a Parigi, città che generalmente è grigia e fredda.
Oggi, però, il
sole ha deciso di far un regalo e scaldare, facendo un dispetto alle nuvole e
al fresco dei giorni scorsi.
Gli
alberi sui bordi della Senna non si lasciano ingannare e iniziano a colorarsi
di giallo e d'arancione, scandendo il tempo che passa e ricordando a tutti che
l'autunno è alle porte.
Anche
il cielo, pian piano, si sforza per scacciare via il sole facendo comparire
qualche nuvola qua e là, ma lui imperterrito si aggrappa e resta, forse
divertito da tutte le persone che ne fanno il pieno e godono dei suoi ultimi
raggi, prima che vada a nascondersi per qualche mese, lasciandoci tutti smorti
e pallidi.
L'atmosfera
tutt'intorno è oziosa.
Le
persone camminano lentamente, credendo forse di essere ancora in vacanza,
senza pensare al fatto che domani mattina saranno sulle metro, nervosi, con i
visi grigi e pallidi.
Ci
sono gli sportivi che corrono o vanno in bicicletta, i corpi sudati che
riflettono al sole, paladini del benessere e della forma fisica che guardano in
malo modo chiunque si azzardi a comprare una crêpe o un gelato.
Ci
sono quelli che, invece, al chioschetto ci vanno giusto per potersi sedere
sulle sdraio e immaginare di essere davanti al mare blu, freddo e profondo
della Bretagna, mangiando lentamente una crêpe dal gusto vagamente
caramellizzato.
Gli odori di vinaigrette, patate fritte e carne arrosto si espandono nell'aria, dando l'impressione di trovarsi in un ristorante a cielo aperto.
Questi, infatti, li vedi con un'espressione tranquilla, rilassati, godendosi i rari momenti insieme prima di essere sommersi per i prossimi giorni da pappe-compiti-ufficio-scuola.
Ci
sono i gruppi di amici che si installano per ore sotto i rari alberi che ci
sono e con una copertina, cibo, tante bottiglie di vino e chiacchiere
trasformano in divertente una serata che altrimenti sarebbe stata solitaria.
Ci
sono i lettori, li riconosci subito perchè in genere lasciano molto spazio
tra loro e gli altri, i piedi a penzoloni sul blu della Senna, persi dentro le
pagine dei loro libri, incuranti di quello che succede intorno a loro.
C'é
una famiglia composta da madre, padre e un figlio.
Lei
di pelle olivastra e sorridente, lui con un cappello e il ragazzino sicuramente
sui tredici o quattordici anni.
Il
padre e il figlio si intendono bene, scherzano, si tirano colpi affettuosi e ad
un tratto la madre dice:"Smettila Vincent! Poi dici che il ragazzo é
manesco, non fai altro che colpirlo! Smettila!"
I
due incuranti, continuano a camminare sorridendo e poi, d'un tratto, il figlio
dà una pacca affettuosa sulle spalle del padre.
Ci
sono le coppie, varie in realtà.
Quelli
che sono insieme da poco si riconoscono dalle loro espressioni: i visi
imbarazzati, gli sguardi lanciati di soppiatto, la curiosità e la sorpresa di
conoscersi e la paura di fare un passo falso per non rischiare di apparire meno
interessante agli occhi dell'altro; poi gli altri, quelli che stanno insieme da
più tempo, li vedi seduti per terra, bevendo vino dai loro calici e tenendosi
dolcemente le mani pensando "Sono contento di condividere la meraviglia di
questo paesaggio con te."
Pian piano il tempo scorre, ora tira un leggero venticello e il cielo è grigio.
La Senna ha smesso di brillare ed é diventata scura, torbida.
Guardo
le foglie gialle che vengono spinte via dalle piccole onde, forse lontano, chi
lo sa, o forse vicino, sicuramente mostrando a tutti quelli che si aggrappano
al ricordo di un'estate che sta finendo, il tempo che passa.
Ho scritto questo testo dopo una delle mie passeggiate quotidiane sul bordo Senna, nella Rive Gauche di Parigi.
Ero talmente impregnata di quell'atmosfera che ho deciso di mettere su carta le mie sensazioni.
Sono andata a cercare il testo per pubblicarlo e noto, guarda caso, che l'avevo scritto il 9 settembre 2018, esattamente quattro anni fa, il giorno del mio secondo anniversario qui in Francia.
L'ho riportato fedelmente.
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